Quanto costa tenere i soldi fermi sul conto corrente con l'inflazione al 4,2%
3 ottobre 2026 — Cultura del risparmio
C'è una spesa che non compare mai nell'estratto conto, eppure ogni famiglia la paga. Non ha una voce, non ha una data di addebito, non arriva nessuna notifica. È la perdita di potere d'acquisto dei soldi lasciati fermi.
Il saldo non scende, il valore sì
Quando apri l'app della banca e vedi 10.000 euro, hai la sensazione che siano al sicuro. Il numero è lì, non si muove. Ma la domanda giusta non è "quanti euro ho?", è "cosa posso comprare con quegli euro?".
Secondo la stima provvisoria ISTAT, a settembre 2026 l'inflazione in Italia è salita al 4,2% su base annua (ad agosto era al 3,3%). Significa che, in media, ciò che un anno fa costava 100 euro oggi ne costa 104,20.
Un esempio concreto
Facciamo un calcolo semplice. Ipotizziamo che l'inflazione resti al 4,2% per un anno e che il conto corrente non renda nulla:
| Soldi fermi sul conto | Cosa potranno comprare dopo un anno* | Potere d'acquisto perso | |---|---|---| | 10.000 € | circa 9.597 € di oggi | circa 403 € | | 30.000 € | circa 28.791 € di oggi | circa 1.209 € | | 50.000 € | circa 47.985 € di oggi | circa 2.015 € |
*\*Calcolo illustrativo ORO CHIARO, basato sul dato ISTAT di settembre 2026. Non tiene conto di eventuali spese di tenuta conto, che renderebbero la perdita ancora maggiore.*
In pratica, è come se dal conto sparisse più di un euro al giorno ogni 10.000 euro lasciati fermi.
Non è un problema solo tuo
Secondo i dati della Banca d'Italia riportati da QuiFinanza, ad aprile 2026 sui conti correnti delle famiglie italiane erano depositati 1.163 miliardi di euro. Con un'inflazione al 4,2%, la perdita di potere d'acquisto su questa cifra sarebbe nell'ordine di 47 miliardi di euro in un anno (stima ORO CHIARO).
E non è una situazione solo italiana: secondo la stima flash Eurostat, a settembre l'inflazione nell'Eurozona è salita al 3,8%.
Attenzione: il conto corrente serve
Non sto dicendo che il conto corrente sia sbagliato. Serve, eccome. Il problema non è avere liquidità: è tenerne molta più del necessario, per anni, solo per abitudine o per paura di sbagliare.
Una regola pratica che consiglio sempre è dividere i risparmi in due cassetti:
1. I soldi di tutti i giorni. Spese correnti, bollette, imprevisti. Qui il conto corrente è lo strumento giusto. Molti tengono da parte l'equivalente di alcuni mesi di spese familiari. 2. I soldi che aspettano. Quelli che non ti servono nei prossimi anni. Sono questi a soffrire di più l'inflazione, ed è su questi che vale la pena ragionare con calma.
E l'Oro?
Per i "soldi che aspettano", molte famiglie scelgono di affiancare agli strumenti tradizionali una quota di bene reale: l'Oro fisico da investimento. Non paga interessi e il suo prezzo si muove nel breve periodo (a settembre, ad esempio, è sceso dell'1,97%). Ma è un bene tangibile, che non dipende dalla solidità di una banca e che storicamente viene utilizzato per conservare valore nel lungo periodo.
Non esiste una soluzione uguale per tutti: dipende dai tuoi obiettivi, dai tuoi tempi e dalla tua famiglia. Per questo non propongo pacchetti già pronti, ma un incontro conoscitivo in cui partiamo dalla tua situazione.
*I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. Questo articolo non contiene previsioni né promesse di rendimento.*
Fonti
- ISTAT, «Prezzi al consumo (dati provvisori) – Settembre 2026», 30 settembre 2026 — istat.it - Eurostat, «Euro area annual inflation up to 3.8%», stima flash, 2 ottobre 2026 — ec.europa.eu/eurostat - QuiFinanza, «Soldi fermi sul conto corrente erosi dall'inflazione, le alternative per proteggere il capitale», 2026 — quifinanza.it (dati Banca d'Italia al 30 aprile 2026) - Fixing EUR PM dell'Oro, tabella prezzi Careisgold S.p.A., settembre 2026 — careisgold.it
Vuoi capire quanti dei tuoi risparmi sono "soldi che aspettano"?